San Castrese

Comunità Parrocchiale | Marano di Napoli

Marano, rivestiti di Speranza! Lettera alla Città

Lettera ai cittadini di Marano di Napoli nella solennità del martirio di San Castrese, 11 febbraio 2017

Rivestiti di speranza

 

Carissimi amici,

permetteteci di rivolgerci a voi in questo modo nella festa del nostro patrono San Castrese. Si tratta del modo in cui Gesù si rivolge ai suoi discepoli durante l’ultima cena, con uno sguardo pieno di affetto, tenerezza e verità. Vogliamo anche noi assumere questo sguardo, per riconoscere le qualità e la bellezza dell’amico senza, però, chiudere gli occhi sui suoi difetti, sul male che sta vivendo.

Tanta bellezza e grazia, vere e coraggiose, permeano il nostro territorio, ma perlopiù sono nascoste e non hanno la capacità di generare cambiamenti. Tanti di voi, sia personalmente sia attraverso i vari organismi sociali presenti sul nostro territorio, compiono dei veri e propri miracoli quotidiani, portando assistenza, dignità, cultura e speranza nel loro operare per la nostra città; e di questo dobbiamo esserne orgogliosi e felici. Come non ricordare, tra le varie iniziative, il Marano Ragazzi Spot Festival: in quei giorni a Marano si crea come una sorta di città ideale che coltiva il sogno che ci possa essere un altro mondo in cui le più disparate situazioni si armonizzino in un obbiettivo comune. Un mondo in cui i giovani, gli adulti, gli insegnanti, il mondo della cultura e delle istituzioni sono solidali, pieni di speranza, in ascolto reciproco, denunciano emergenze e bisogni, raccontano desideri, avanzano proposte descrivendo, così, vie da seguire.

Sono queste realtà che ci fanno sentire rivestiti di speranza, fiduciosi in nuove possibilità per la nostra Marano. Non possiamo, però, distogliere lo sguardo nei riguardi delle tante miserie, nudità, ferite che affliggono il nostro vivere quotidiano. Ombre profonde e oscure che pesano sul nostro cuore e sul nostro vivere. Ci spogliano, ci denudano della nostra dignità personale e sociale, facendoci, purtroppo sempre più spesso, vergognare di noi stessi e del luogo in cui viviamo.

Non possediamo, di certo, ricette immediate o preconfezionate, ma desideriamo, insieme, generare nuovi processi che nel tempo possano produrre frutti di bene condiviso. Per ogni cosa c’è bisogno di tempo, basti pensare al tempo di cui hanno bisogno i prodotti della terra per maturare (ricordiamo il proverbio: col tempo e con la paglia si maturano le sorbe) o a quello necessario per avere un buon pane fragrante e profumato, e infine come non ricordare il tempo e la cura necessaria per produrre un vino sincero e naturale. Tutto ha bisogno di tempo per essere buono e per fare bene, un tempo che però non significa disinteresse e superficialità, nulla di buono ne uscirebbe da questo, ma un tempo che ci chiede di essere costanti, decisi, attenti e premurosi nel fare il bene insieme. Non ci riferiamo unicamente a un’intenzione comune ma, anche, alla volontà di mettere in rete risorse, idee e obiettivi, per non lasciare spazi grigi d’indifferenza e rassegnazione verso comportamenti e modi di fare che non producono nulla di buono ma solo degrado e ignoranza.

Papa Francesco, nella sua Enciclica Laudato si’, sulla cura della “casa comune”, interpella ogni uomo e donna alla responsabilità verso il territorio, l’ambiente e la vita sociale, invita ad assumersene la cura insieme, fondando così sulla bellezza delle relazioni umane la possibilità di un mondo migliore: “L’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore. L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità, che riguarda non solo le relazioni tra gli individui, ma anche macro-relazioni, rapporti sociali, economici, politici”. Un richiamo, questo, che trova altro vigore nella lettera pastorale del nostro Arcivescovo che ci invita a superare la logica del “mercato” dove tutto ha un prezzo, per seguire la logica del Vangelo che ci chiama alla gratuità: “È questa la rivoluzione più radicale, perché propone un’idea di società veramente umana, che sa prendersi cura di tutti, senza escludere nessuno”.

Queste parole ci spingono a compiere nel tempo una maturazione collettiva verso nuovi atteggiamenti personali e sociali: non possiamo più pensare che certe cose che non vanno debbano essere risolte unicamente dalle istituzioni, o dagli “altri”, il cambiamento deve avvenire in ogni dimensione del vivere civile e personale. A voi amici amministratori e politici, del presente e del futuro, desideriamo certamente ricordare che la politica non deve degradare nella ricerca del benessere personale o di “pochi amici”, dove chi resta fuori dalla “cura” sono i più deboli ed emarginati, ma essa è al servizio del bene di tutti. Ci auspichiamo, certamente, l’avvento di una classe politica attenta ai bisogni della nostra città con dedizione e spirito di servizio, ma ci auguriamo, anche, che ciascuno di noi con una coscienza retta possa esprimere il proprio voto, quando sarà, scegliendo dei candidati in modo responsabile, libero da ogni gioco politico, di convenienza personale se non addirittura spinti da connivenze malavitose. Dobbiamo sicuramente segnalare e ribellarci alla situazione di sporcizia che invade le nostre strade, le istituzioni e il vivere civile, ma ciascuno di noi deve fare la propria parte; lamentarci solo degli altri non porta a nulla. Rivestiamo, invece, le nostre azioni di dignità, di onestà, pulizia, verità e tenerezza. Anche di tenerezza certo, che risulta essere non tanto un atteggiamento debole e sdolcinato, ma piuttosto è il modo di chi non sceglie la violenza; la tenerezza è l’opposto della violenza, dell’arroganza, è il modo maturo attraverso cui esprimiamo il nostro bene verso l’altro. Troppe relazioni sono segnate invece dalla violenza e dal sopruso che lasciano denudati sempre i soggetti più deboli, come non ricordare i tanti abusi manifesti e nascosti verso le donne.

Tutti siamo responsabili del benessere della nostra città, dal Primo cittadino sino ai cittadini più deboli e indifesi, ognuno per la sua parte. Quest’atteggiamento ci renderà maggiormente orgogliosi di noi stessi e della nostra città, darà benessere e dignità al nostro vivere.

Ricordiamoci, infine, che chi non ha dignità fa fatica a guardarsi negli occhi con fiducia e orgoglio, senza l’arroganza di chi si approfitta della paura e della fragilità altrui. Abbiamo bisogno di guardarci ancora negli occhi con rinnovata fiducia, con orgoglio e voglia di lavorare insieme per recuperare il nostro bene comune, la nostra dignità di uomini e di cittadini. E allora, Marano, rivestiti di speranza!

I vostri sacerdoti

 

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